Divano12/24/2021 Lei riposava sul divano. Il volto rivolto verso la stufa, sotto ad una coperta che avevano comprato insieme, in una gita al mare. Lui la osservava, sorridendo delle splendide forme del suo corpo di Ninfa. Il silenzio era interrotto solo dal suono regolare con cui la legna cadeva, ardendo nel bruciatore. Lei gli dava pace, era la sua Musa e vivevano un’intima passione, fatta di baci improvvisi, abbracci costanti e tante piccole danze, con le quali lei si divertiva a prenderlo in giro. Lei era anche la sua leggerezza, l’uomo aveva imparato ad essere leggiadro, nel rapportarsi alle cose, dimenticando quel lungo periodo nel quale aveva avuto una relazione muscolare con la realtà, che non aveva portato a niente di buono. Forse lei si stava davvero addormentando, nel tepore di una casa che era finalmente la sua, dopo essere stata di sua madre, di suo padre. Una dimora che lei sentiva finalmente propria, che rappresentava uno spazio tutto suo, nel quale lasciar brillare la sua prorompente vitalità di donna – bambina. Di eterna ragazza con lo zaino in spalla alla ricerca del mare perfetto. Di una persona che non si era mai rassegnata al male. Era lì, distesa sul divano, le cambiò il respiro e si immerse in un piacevole sonno. Di lei, le persone sapevano quanto fosse graziosa nei modi e gentile nell’interagire con gli altri, ma non tutti sapevano quanto fosse determinata a rispettare i propri ideali di donna che non tollerava l’ingiustizia. Lui la osservava, trovandola bellissima. Era follemente innamorato di lei, da 13 anni. Chissà cosa avrebbero fatto quel giorno di festa? La coperta disegnava le sue forme di Ninfa, che lui ammirava silenziosamente. Erano una coppia: lui, con la identità di artista, lei con la sua immagine interna di Musa che tutto sapeva ispirare nel suo diletto. Lui non aveva una sola sinapsi che producesse l’idea di una separazione. Lei lo amava intensamente, prendendosi cura di lui con infinita tenerezza. Non aveva spigoli. Non gli avrebbe mai voluto far del male. Lui rispettava con tutto se stesso la bambina che lei era stata e si erano riscoperti capaci di giocare. Provare passione l’un per l’altra. Volersi davvero bene. Per lui, lei era stata la rivelazione più alta della sua esistenza. Per lei, lui era un ottimo compagno di viaggio, eternamente leale, che aveva imparato anche ad essere forte per entrambi. Insieme erano davvero coraggiosi. Stavano resistendo agli attacchi esterni di un sistema che non tollera che le persone siano felici. Facevano parte di un popolo silente, non privo di parola, però. Erano parte di quella tribù che vede. Sente. Analizza e scruta i gesti di chi trama, nella tenebra, contro la gioia degli individui. Combattevano col buon senso un mondo alla rovescia, che aveva smarrito la logica del cuore, le ragioni del sentimento, le dinamiche dello stare insieme in pace. Uniti procedevano, certi che avrebbero incontrato tanti come loro, che non potevano rassegnarsi all’avanzata schizoide di un sistema fatto solo per umiliare l’alterità ed uccidere le legittime aspirazioni della persona. Lei era ancora sul suo divano, mentre lui scriveva per sé e per lei, affinché un giorno si potessero leggere dentro quelle parole. Non si erano genuflessi. Non avrebbero mai voluto un mondo così. Nel giro di pochi anni, tutto era cambiato. Tutto. Le relazioni stesse fra le persone erano mutate. Si sarebbero battuti, con gli strumenti dell’intelligenza. Non avrebbero ceduto. Lei, col suo visto da bambina sotto la coperta. Lui, con i suoi pensieri rivoluzionari. Si erano isolati. Vecchie amicizie erano state abbandonate. Qualche nuovo contatto umano era invece in piedi. La vita è scelta. Si sceglie ogni istante. Si sceglie anche con chi stare. È vitale. Lui, di tanto in tanto, continuava ad osservarla. Era proprio bella, nella sua espressione serena. L’uomo si sfregò le mani in cerca di un’idea. Non c’era poi molto da dire. Loro erano i resistenti ed il mondo non li meritava. Loro credevano ancora nella carezza fatta ad una persona anziana. Il sistema intendeva uccidere la tenerezza. Regnavano solo gesti disumani. Forse l’Umanità si sarebbe risvegliata. Loro se lo auguravano dal profondo del cuore. Forse. Nell’attesa, orbene, era necessario rimanere teneri, dolci, come dei bambini che giocano in pace insieme. Nessuno avrebbe potuto spiegare cosa era accaduto alle loro vite negli ultimi due anni. Molti erano caduti. Alcuni avevano perso il lume della ragione. Altri avevano provato a resistere, ragionando, mettendo in discussione la narrazione ufficiale di fatti. Molti avevano mollato. Lei non si muoveva dalla sua posizione sul divano. Lui la guardava con infinito amore. Non si sarebbe mai potuto immaginare un mondo senza lei. Continuò a scrivere. Era quasi alla fine della sua pagina, che avrebbe consegnato al suo sito. A dire il vero, l’uomo non era preoccupato per l’esito di quella battaglia. Sapeva di non essere più solo. C’era lei, con la sua sconfinata Bellezza di Musa e questo gli bastava. L’uomo provò ad immaginare la loro giornata insieme. Avrebbe voluto danzare con la sua lei. Affondare nel suo abbraccio. Sentire il suo cuore di Donna battere regolare. Lui guardò fuori. Non c’era nessuno, lungo la via. Il silenzio era interrotto solo dal suono della stufa e dal ticchettio del suo computer. Si sorrise e sorrise alla sua Musa, raccolta, in posizione fetale, sotto alla sua coperta preferita. Lei, forse, stava sognando un nuovo mondo…
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