Le ore - La vita non bussa2/19/2022 Viviamo le ore, nella precarietà, come giunchi nel vento. La vita, prorompente, non bussa, entra e basta. Una nascita, una morte, ed il flusso continua, non possiamo che muoverci in rima plastica con esso. Essere rigidi non ci aiuterà. Flessibili, attenti ai dettagli, in continuo ascolto del nostro Sè più intimo, potremo invece fare grandi cose e conoscere sempre di più la vita. Questo brano nasce da una conversazione con un amico, che lotta. “La vita non bussa”, abbiamo ribadito insieme. La precarietà è sotto i nostri piedi, in attimi effimeri il cielo a portata di mano, in altri istanti tremendi l’abisso dal quale sembra di non poterci risollevare. La verità è che siamo estremamente fragili, tutti. Combattiamo con gli strumenti che abbiamo a disposizione, ma non sempre bastano. Cerchiamo di proteggere il nostro cosmo, ma la verità è che il mondo sa entrare nelle nostre vite con rasoiate mortali. È tutto un equilibrio sopra l’indeterminatezza, sopra l’ignoto, sopra il terrore di scoprirsi non amati e perire, soli, abbandonati. Possiamo perdere tutto in un secondo. Possiamo risollevarci nello stesso tempo. Che esperienza tremenda e magnifica è la vita... Io dico che possiamo provare a viverla, tutelandoci meglio che possiamo, nel tentativo di stare bene, nella tensione verso la Sanità mentale, che non ci sarà data da nessuno, che, probabilmente non raggiungeremo mai completamente, che è, però, qualcosa per cui scendere dal letto la mattina e provare a fare qualcosa di dignitoso, per noi e per chi amiamo. Viviamo le ore, è vero. Non dobbiamo pertanto dover temere le fluttuazioni che un mondo insano reca nelle nostre vite. Ragioniamo. Non tutto quello che accade merita una nostra diretta risposta. Analizziamo. Quando la vita entra occorre essere pronti. Eretti. Vigli ed attenti. Allora scopriremo la Bellezza. Ognuno di noi ne merita tanta. Aldilà dei lutti, delle perdite, delle lacerazioni che, inevitabilmente, ci procureremo lungo questo sentiero, che, a tratti, può essere spietato, ma regala grande gioia a chi, dopo essersi perso, si rialza in piedi. Questo brano l’ho composto con amore e slancio. Ero così contento di aver fatto una bella chiacchierata col mio amico che sono tornato a casa e ho buttato giù le note, dopo averle provate alla tastiera. Siamo come giunchi, il vento ci sbatte, ma non dobbiamo mai dimenticare che la vita sa essere meravigliosa. Ieri ho giocato con un bambino di 18 mesi. Era con il nonno, io attendevo un mio appuntamento e abbiamo tirato 4 calci al pallone insieme. Quel bambino merita di stare bene. È amato dalla sua famiglia, non dovrebbe accadergli nulla di sbagliato. Va tutelato. Rispettato. Coccolato, allora sì che potrà essere ciò per cui è nato: se stesso... Io non credo che il dolore insegni: conosciuto il dolore, però, una persona ha il dovere, nei confronti di se stessa, di provare a rielaborarlo nell’ottica della costruzione di una nuova identità, che aspiri alla Bellezza, al raggiungimento di tutti i propri traguardi, alla consapevolezza del proprio mondo, che deve essere protetto, non può essere barattato o svilito, perché in quel modo si perde e non è detto che si possa risalire la china. Oggi sono sereno, vivo da uomo fortunato, dopo la mia tempesta, che ha messo a repentaglio la mia intera vita. Ho molto ragionato. Mi sono fermato ad analizzare. Ho atteso un tempo clemente. Il bambino di 18 mesi che ieri tirava il pallone e diceva: “Gol” merita un mondo meraviglioso, che tutti possiamo contribuire a forgiare, nelle nostre case, senza violenza, ricatti o manipolazioni. Possiamo interagire con l’altro, con la nostra Alterità nel modo più costruttivo possibile, riscoprendoci fratelli. I politici sono una categoria psichiatrica a sé ed è molto difficile ci aiutino nella costruzione di un mondo bello. Tuttavia la cura esisterebbe anche per loro, se trovassero un buon psichiatra e la volontà di farsi aiutare. Oggi affido al grande padre delle acque questo brano, che stamani ho rivisto e completato, per poi riascoltarlo e giudicarlo compiuto. Sto lavorando ad una idea nuova sulla Libertà. Raccolgo spunti. Idee. Suoni. Vorrei che la Nuova Era di Luce fosse già qui, ma occorrerà combattere per essa, nella assoluta pace, con determinazione e quella certezza che le tenebre non possono avvolgere il mondo intero se noi non lo vogliamo. Sono contento. Non sono più lo stesso uomo di dieci anni fa. Forse neanche di 5 anni fa. So per cosa stare al mondo. So per cosa essere eretto, con la schiena ben dritta. So di amare il mio mondo. Certo che la vita sa insegnare, se uno ascolta... Oggi chiudo questa mia sessione di lavoro col sorriso. Voglio stare bene. Voglio che i miei cari possano ritenersi fortunati a fare esperienze che sappiano edificarli. Il dolore non insegna niente. Quando arriva, rischia di spaccarci a metà. È tutto quello che facciamo intorno ad esso, dopo di esso, che ci può condurre alla gioia. Io lo credo fermamente. Quando danzeremo tutti nella Nuova Era di Luce, su ali di suoni meravigliosi e versi di nuovi poeti, allora questo mondo sarà un capolavoro, per sempre e le tenebre saranno solo un lontano ricordo. So che l’ora è buia. Non lo può nascondere nessuno, ma noi siamo creature in grado di fare cose splendide...
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