Senza il sotto12/10/2021 L’aspettava nudo sul letto, animato dallo spirito del gioco. Lei uscì dalla doccia, si asciugò e si mise una maglietta bianca di cotone. Afferrò il gingillo magico. Lo raggiunse e si mise sopra di lui, come una torre d’avorio. Lui la guardava negli occhi e sussurrava cose buffe, come un bambino divertito. Con la mano sinistra le accarezzò il fianco, scoprendo, con sua immensa gioia, che lei non aveva indossato le mutandine. “Ah, brutta Birichina! Sei senza il sotto!” esclamò. Lei rise allegra. Era splendida nella sua prorompente voglia di tenerezza e passione. Lui solcò il suo fianco, con la mano sinistra, sentì la consistenza della pelle, morbida e d’una tonalità eburnea, venendo catturato dalla brama di mangiarla. Lei lo fece suo. Sapeva come acciuffarlo. Si guardò il seno pensando: “Ho proprio delle gran belle tette!”. Lui chiuse gli occhi per un momento entrando nella dimensione dell’introspezione. Erano belli. Vivi. Erano due persone che si amavano davvero. Questa occasione capita una sola volta nella vita e loro ne erano coscienti. Si abbracciarono. Lui le accarezzò i seni rigogliosi, che profumavano di pane appena sfornato. Lei gli sorrise, leggiadra. I suoi lunghi capelli castani volteggiavano nell’aria. Fecero l’amore, superstiti di tante battaglie. Lei lo osservava attenta, mentre lui si perdeva nelle sensazioni piacevoli che provenivano dal suo corpo di uomo assetato dei baci della sua compagna. Non c’erano che loro, lì, in quella camera da letto. Si celebrava un rito antico e riservato: un atto di Bellezza sconfinata fra due persone che si desiderano. Non c’erano interferenze, lì dentro. Dentro, nei loro corpi. Sulle loro membra. Nelle loro bocche. C’era solo la promessa maestosa che gli amanti si rinnovano ogni giorno: donarsi gioia, attenzione e leggerezza. Lui la osservava, pensando che al mondo non vi potesse essere cosa più bella del suo sguardo magnetico. Lei lo cullava fra le sue braccia, come solo una donna consapevole può fare con il proprio uomo. Insieme erano splendidi. Audaci. Temerari. Essendo liberi di manifestare il proprio bambino interno, giocavano a rincorrersi, ritrovarsi ed abbracciarsi, baciandosi le mani, i capelli e gli occhi. Avevano conquistato la libertà di mostrarsi nudi. Lei era bella come una Ninfa. Lui, nell’ammirarla, era pura poesia. Si erano scelti. Avevano attraversato tante maree. Si erano riscoperti. Lui aveva imparato ad amare. Lei, nel prendersi cura amorevolmente del suo compagno, aveva ritrovato una forza interna che l’aveva salvata. Si erano curati vicendevolmente. Non c’era psicosi nei loro gesti. Lei gli appoggiò i piedi sul petto invitandolo al gioco. Lui le sorrise. Insieme erano forti. Felici. Di cosa dovevano aver paura due come loro? Comunicavano nella profondità dei pensieri più remoti. Erano in armonia. Avrebbero difeso il loro Amore da tutto. Attendevano che gli altri si risvegliassero per marciare lieti e pacifici verso la Rivoluzione delle coscienze, che li avrebbe condotti ad una Nuova Era di Luce. Per loro, ogni nuovo giorno era una possibilità.
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