I do not like myself. that's it2/20/2023
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I do not like myself. That’ it
Questo lavoro nasce dall’ascolto di scampoli di intervista a uno dei più grandi pianisti di tutte le epoche: Sviatoslav Richter, che, dopo aver risposto a diverse domande, con un filo di voce roca, ormai anziano, sussurra, guardando oltre la telecamera: “I do not like myself. That’s it”, per rimanere affranto ad osservare un punto non meglio precisato nello spazio. C’era quasi una forma di disperazione nei suoi occhi, come se il grande artista si condannasse per aver fallito. “Non mi piaccio. Questo è tutto” ha sentenziato il grande maestro, allora mi sono chiesto: “Come mai un genio assoluto del pianoforte non si piace?”. Ho riflettuto un po’ e mi sono convinto del fatto che Richter non si piacesse in quanto ricercatore ineguagliabile della perfezione, che, per i suoi parametri di valutazione, gli si spostava ad ogni esecuzione un po’ più in là, divenendo irraggiungibile, mentre egli disegnava architetture di suono sempre più mirabili. Ho pensato che “I do not like myself. That’s it” fosse un buon titolo e così mi sono messo all’opera. Richter ha lasciato una meravigliosa eredità e fa parte di quella ristretta schiera di persone che hanno spostato il limite dell’Umanità un po’ più in là, ma il fatto che, ormai anziano, abbia detto di non piacersi mi ha davvero colpito. È stato davvero un grande maestro, un dominatore assoluto della materia suono. È nato così il primo brano della raccolta: “I do not like myself. That’s it”, che ha un carattere intimo, intenso. Poi, una mattina, qui nella piccola casa con uno studiolo in miniatura, è nata “Almost blue”, poi “Body of my woman – Little dance” e, per ultima, “Different worlds”. Questo è un lavoro intriso di riflessioni sul senso dell’arte, della vita e dei rapporti umani, dacché, dopo tutti questi anni di evoluzione umana, crescita, consapevolezza crescente, io mi sento ancora un diverso, nel senso che so che mi troverò d’accordo con una sempre più esigua schiera di persone e ciò non mi rattrista, ma mi interroga, lasciandomi sentire di non essere allineato con alcun gruppo maggioritario di individui, affrontando l’esistenza insieme a quel minuto gruppo di cuori cui voglio bene, per i quali mi batto e che difendo. Sono disposto a procedere in questa direzione di pace e Bellezza anche da solo, ove fosse necessario, insieme alla mia famiglia. A me piacerebbe andare d’accordo con le persone, ma, inevitabilmente, prima o poi, queste fanno qualcosa da cui io debba prendere le distanze per tutelare il mio mondo. È sempre capitato così, sembra una legge dell’Universo. Mi vorrei sentire parte di un insieme, ma non ci riesco, sono una unità. Non accetto definizioni, se non quelle che mi sono dato io. Non rientro in nessuna categoria. Cerco di essere meno influenzabile possibile. A molte persone io non piaccio. A me molte persone non piacciono. Alcuni sono tornati nella mia vita, li ho riaccolti con entusiasmo, nel giro di poco tempo hanno smarrito il senso della novità e hanno ricominciato a veicolare gli stessi messaggi che ci avevano allontanato in precedenza. Un pessimo investimento. Io, delle persone, posso dire soltanto che ci siamo allontanati e oso immaginare che non sia io quello che abbia trasmesso un messaggio di separazione. È sbagliata l’epoca? Forse. Sono sbagliati i momenti? Forse anche quelli. Non credo nella poesia dell’amicizia che rimane negli anni. Se non la nutri, come l’amore, essa muore. Se non hai novità edificanti, essa muore. Se non c’è investimento affettivo e reciprocità, essa, nel tempo, comincerà a tendere allo 0, e morirà. Vivo una storia d’amore con la donna che mi ha risignificato, a cui dono tutti i miei segni. Ho un figlio che cresce sano e una madre che merita di vivere serena la sua vecchiaia. Fuori da questo nucleo, non mi sento di pensare a qualcuno come amico e non credo nemmeno che qualcuno che si affacci nella mia vita possa meritare un posto nella mia psiche, perché, inevitabilmente, ci si ferisce, si lede l’alterità e la diversità, allora meglio essere dei solitari, che non è poi così male. Questo lavoro è una summa di riflessioni in musica. Ho molto pensato. Mi sono concesso il mio tempo, per ascoltarmi. Ho scavato in me, per cercare di capire se fossi io quello sbagliato, quello per cui dire: “Non mi piaccio. Questo è tutto”. Probabilmente è così che va la vita e la colpa non è di nessuno, ma a me non piace questo modo di rapportarsi con l’altro. Posso dire che lo stato in cui versa la società non mi piace? Ho trovato, lungo il mio sentiero, persone meravigliose, ma sono troppi quelli per i quali i rapporti sono diseguali, in cui vi sia un attore che prende molto e dona poco, ognuno affetto da una particolare patologia, di cui forse egli stesso non è cosciente. Io, invece, sono diventato cosciente di ciò che non funzionava nei miei comportamenti e percorsi mentali e oggi mi merito di essere rispettato ed amato, e se non posso raggiungere questo stato di grazia, allora resterò solo, in riva al mare ad osservare questo mondo occidentale crollare per far spazio ad una sublime Nuova Era di Luce. La libertà di esprimersi, con ironia, leggerezza, tatto. Il desiderio di far star bene l’altro. La delicatezza, con la quale, ascoltando le testimonianze dell’amico, ti immergi nel suo mondo con l’intento di portargli armonia, per quanto ti è possibile. Se non avessi avuto la mia Compagna, non so proprio come avrei fatto negli ultimi tre anni di pandemia. Tutta questa scissione, tutto questo odio, tutta questa volontà sadica di uccidere le legittime aspirazioni delle persone, per instaurare un regime di terrore. “Piovono psicofarmaci” diceva Antonio Albanese nei panni del Ministero del Terrore e qui, gli psicofarmaci, sono piovuti, ma, secondo me, li hanno presi gli innocenti. Gli altri sono ancora tutti a piede libero, con la possibilità di rovinare la costruzione di una società equa e sana. Quanta indifferenza… Quanta stoltezza… Quanto odio immotivato… Io, durante la pandemia, non ho odiato nessuno, ma sono stato trattato da diverso. In fondo, non sarebbe così difficile volersi bene, accettare l’altrui diversità e costruire insieme. Io sono convinto che l’Umanità intraprenderà un sentiero verso la Bellezza, lo scrivo da anni e i solitari come me si ritroveranno insieme a tanti simili che non hanno mai mollato. Sarà un grande giorno. Un giorno di Luce. “Body of my woman – Little dance” è un brano sull’amore, che da pensiero e sentimento diventa contatto fisico e vuole essere una danza lenta ed armoniosa, fatta di slanci, polpastrelli ed occhi che vedono finalmente nell’integrità dell’anima della persona desiderata. Non ci sono più paure. L’incontro è totalizzante. La voglia di riuscire ad essere felici insieme diventa finalmente una possibilità concreta. Nulla è precluso a chi si ama davvero. Le persone che si scelgono per la vita sperimentano una dimensione di Bellezza qui sulla Terra, ora. “Almost blue” è un pezzo sul colore blu. È intimo, essenziale, appassionato. Ci sono armonie di archi cui ho destinato un messaggio di speranza. Questa raccolta segna un nuovo obiettivo, per me, quello di esprimermi compiutamente in una terra ancora quasi disabitata, la landa della Psiche risvegliata. “I do not like myself. That’s it” è un omaggio a Richter, al suo dubbio amletico nella fase conclusiva della sua esistenza, a quel suo sapersi guardare in profondità per mettere a nudo la propria persona senza veli. C’è una voce di violoncello che si muove misteriosa. “Different worlds” è invece una rappresentazione della realtà dei mondi umani diversi. Io ho verificato che ci sono persone davvero molto distanti da me, con le quali sarebbe quasi impossibile prendere un caffè insieme. Questi pensieri mi hanno animato durante la stesura di questi pezzi. Sono i pensieri di un rivoluzionario solitario, che non si è mai sentito libero di identificarsi con gli insiemi di persone che si andavano formando. È l’inno al cosmo che sono in grado di sostenere oggi, nel 2023. È la mia chance e voglio giocarmela bene. È la possibilità che ci si ritrovi in pace. Armonia delle parti. Equità.
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Per il concorso2/13/2023
Salve, Marinai!
Oggi posto la musica che mi ha impegnato tanto, scrivendo qualche parola a riguardo. Mi auguro possa comunicare qualcosa di bello. È la pagina di musica che mi rappresenta meglio, dopo la pandemia. È ciò che sento. È quello che vorrei vedere scritto negli occhi delle persone, che si meritano il meglio.
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Questo pezzo verte intorno al concetto di Amore puro. È un inno alla capacità di due individui di trovarsi, abbracciarsi, affrontare le maree e non perdersi mai. Vivo una storia d’Amore intenso da quindici anni e so di essere molto fortunato. Io, però, il mio Amore, l’ho desiderato con ogni fibra del mio corpo, col cervello e la psiche. Non mi sono accontentato. Nei momenti peggiori, ho sempre sperato che ci sarebbe stata una persona con cui vivere bene, lontano dalle menzogne, in un vero e proprio stato di grazia permanente. Questa musica rappresenta il climax della mia ricerca esistenziale, ora che è iniziato il 2023, perché non saprei fare altro che portare la vita nell’arte. Sono caduto spesso, in vita mia, ma ho sempre cercato di immaginarmi come sarebbe stato l’incontro con colei che mi avrebbe risignificato, amandomi per ciò che sono: un uomo. Questo è il momento di rendere grazie. Di confermare quanto, senza di lei, la mia vita sarebbe stata sicuramente diversa, con molti meno colori, meno risate, meno speranza. Io sono grato alla vita, per quello che mi ha dato e lo sarò per sempre. “My lady’s breast - Portrait of an invisible” ha, a tratti, un tono elegiaco, melanconico, per poi affermare con vigore quanto sia bella l’esistenza di chi non ha cessato di ricercare ed oggi può definirsi un essere umano ricco, dotato di capacità d’analisi, lontano dalle nefandezze di un sistema di potere che, semplicemente, esige una Umanità affranta e rassegnata. Questo brano musicale è per tutti quelli che non si sono stancati di andare oltre ed hanno scoperto la meraviglia della rivelazione della propria identità attraverso gli abbracci dolci e spontanei di un’altra persona capace di interpretare l’intimo richiamo all’amore che dimora in ogni essere umano, che è il prodigio dello slancio affettivo verso la realtà, la sua comprensione e il desiderio di stare finalmente bene. Lontano dalle malie di una forma di prevaricazione ossessiva, a pochi passi dalle insinuazioni dei potenti, c’è una dimora, la casa della Psiche, che deve essere mantenuta inviolabile, per tutti coloro che la individuano e cominciano ad amarla. Gli inganni ci fanno apparire tutto molto lontano, ma la verità è che, quando ci svegliamo la mattina e ringraziamo la vita per averci donato un giorno in più, noi stiamo già sulla giusta strada. Quella telefonata fatta ad una persona cara per darle il buongiorno, quel caffè fatto con amore, quel pensiero bello che dedichiamo ad una persona amata, ci stanno già conducendo verso la piena realizzazione del nostro Sé più sano. Dicevo di essere grato alla vita, e lo sono. Sono finito spesso al tappeto, ma con l’amore di chi mi stava intorno, sono tornato a riacquisire la mia stazione eretta e la voglia di farcela. Ho incontrato il mio Amore e non lo lascerò mai. Non mi ha mai fatto sentire diverso ed abbiamo riso insieme fin d subito, con dolcezza, spensierati, pieni di gioia. Oggi sono qui a ringraziare l’esistenza per l’incontro che mi ha trasformato la vita. Gli attimi. Le giornate ed un viso di eterno ragazzo che non si vuole rassegnare all’avanzata prepotente della mediocrità spacciata per visione geniale della vita. Stamani ho riascoltato “My lady’s breast - Portrait of an invisible” ed ho capito che si trattasse di “puro Amore”, dacché è necessario puro Amore per sopravvivere alle bordate di chi opera il male. L’amore è conditio sine qua non, per lo sviluppo e l’evoluzione di qualsiasi forma di intelligenza sana sul Pianeta. L’amore è la sacralità dei gesti con cui ci prendiamo cura dell’altro e non si trova nelle pagine dei rotocalchi. Ho molto pensato, per questo brano che intendo portare ad un Concorso internazionale di Composizione e ora so quale sia stata la tensione che mi abbia animato. Desideravo dipingere l’amore coi suoni. Volevo rappresentare quello stato di beatitudine che deriva dall’aver fatto tutto al proprio meglio per le persone che ci sono vicine, perché alla fine, questo è ciò che conta. Il brano si è sviluppato in due anni di lavoro, intenso a tratti, per lasciare spazio ad una riflessione che, in certi momenti, mi ha fatto capire meglio cosa io volessi realizzare con questa musica che è la pagina più complessa che io abbia mai composto. Sono davvero soddisfatto. Appagato. Non aggiungerei né toglierei una singola nota da questa partitura. “My lady’s breast - Portrait of an invisible” reca un messaggio universale sulla scelta di amare qualcuno per vederlo realmente felice, nella forma più alta del proprio essere, per evitare che egli cada e soffra. Dicevo che stamani ho riascoltato il mio brano e sono rimasto colpito dalla profondità dei sentimenti che io sento dimorino fra le note scritte. Ti considererai un invisibile per una porzione di tempo, forse, poi giungerà una persona che ti leggerà con calma e gioia, come se tu fossi quell’opera d’arte che hai sempre sognato e ti trasformerai in autentica Poesia. Sarà Amore puro. Sarà giubilo. Sarà Armonia. Allora non ti interesseranno più gli inganni, i sotterfugi, il male che gli uomini fanno ad altri uomini, vivrai la tua storia d’Amore e combatterai per un mondo migliore, affianco alla tua Persona, colei che ti ama e terrai gli occhi aperti, per non cadere più nelle trappole. Sono contento di queste parole. Magari qualcuno le leggerà. Magari qualcuno ascolterà questa musica e si sentirà a casa.
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